sábado, 18 de fevereiro de 2017

Il piccolo orfano

Riccardo abitava in una casa confortevole. Era un ragazzino che viveva una vita tranquilla. La famiglia che lo amava non gli faceva mancare nulla. Frequentava un’ottima scuola, nella quale si era fatto un mucchio di amici.
Riccardo, però non s’accontentava di quello che Dio gli aveva concesso.
Voleva sempre di più e sospirava per tutto ciò che i suoi amici possedevano.
Sapete che cosa aveva? Aveva un sentimento chiamato: INVIDIA.




Se i genitori gli regalavano un’automobilina egli faceva le bizze arrabbiato: 


— Non voglio questo catorcio, voglio un’auto con il controllo a distanza come quello di Dudù che gli è stato regalato  per il suo anniversario!
— Riccardo, quella macchinina è molto cara! – gli disse la mamma.


— Non mi interessa. Io  voglio quella, io voglio quella! -  urlava pestando i piedi.
Quando la mammma gli comprava un indumento Riccardo ne parlava con disprezzo:
— Che cosa orribile! E tu pretenderesti che me io lo mettessi? Cosa vuoi che valga? Non vale niente!
— Quando l’ho visto nel negozio l’ho giuducato molto bello e mi sono immaginata che tu lo indossassi, Riccardo – si giustificava la mamma contrita.
— Lo puoi restituire. Non lo metterò mai. A me piacciono le cose care dei negozi inn. Per dirti la verità mi piacciono i jeans firmati come quelli di Berto!

Non parliamo, poi di quando era a tavola. Era la stessa solfa, il problema di sempre. Riccardo aveva da dire su tutto:
— Ancora  legumi ?
— Si, figlio mio. I legumi fanno bene alla salute e poi sono molto gustosi.
 (In Toscana, quando una cosa non piace assolutamente si usa dire: - Non me ne giovo. Il significato maschera il detto: -Mi fa schifo!-) Riccardo non aveva tanta gentilezza per la mamma e se ne usciva proprio con: - Mi fa schifo!- gridava allontanando il piatto di scatto in modo volgare.- Se fosse un bel pollo arrosto, come quello che ho visto l’altro giorno a casa di Adriano, allora  mangerei.
— Ragazzo mio — rispondeva la mamma con amarezza – quelle cose sono care e la vita è difficile. Tu sai che papà non ci fa mancare nulla e lavora molto per mantenere la casa. Dobbiamo essere grati a Dio di tutto ciò che possediamo e per la vita tranquilla che abbiamo.
Il ragazzino alzava le spalle con disprezzo ed usciva mugugnando.
La mamma di Riccardo, nelle sue orazioni chiedeva a Dio che aiutasse il figlioletto, così invidioso ed egoista, a guardare la vita con altri occhi.
Un giorno, il ragazzino ebbe un discussione col padre. Riccardo esigeva una bicicletta nuova e dato che gli era stata negata, uscì di casa sbattendo la porta, piangendo e reclamando:
— Io non piaccio a nessuno. Nessuno mi da quello che voglio. Sono un infelice abbandonato. Voglio andarmene di casa!
Riccardo giunse in una grande piazza e si sedette su di una panchina. Immusonito rimase lì, deciso di non tornare a casa. Voleva far prendere uno bello spavento ai genitori.
Dopo qualche minuto, notò un ragazzino che gli sembrava fosse minore di lui, seduto per terra. Dava l’impressione di essere molto triste.
S’avvicinò, senza sapere il perché. Per dirla in parole povere, francamente, Riccardo non si era mai interessato dei problemi degli altri.
— Olá! — disse, a guisa di saluto.
Il ragazzino alzò la testa e Riccardo si accorse che stava piangendo. 
— Ti è successo qualcosa? - Chiese interessato.
— É che mi sento solo, molto solo. Non ho nessuno che mi voglia bene. Sono orfano e vivo per  strada - mormorò il ragazzino.
— Come, non hai una casa?
— No, non ce l’ho. Quando i miei gentori morirono andai ad abitare presso una zia.  Essa, però, mi maltrattava e mi obbligava a rubare con la scusa che io mangiavo troppo e per lei ero un peso. Dopo qualche tempo non  ce la feci più; sono fuggito di casa e da quel giorno, dormo sulle panchine di questa piazza.
— E dove mangi?
Il ragazzino sorrise. Era un sorriso triste e sconsolato.
— Di solito riesco a rimediare un piatto di qualcosa da qualche famiglia benestante, ma non sempre ci riesco. Allora frugo nei bidoni dell’immondizia per trovare qualcosa. Tu non puoi immaginare quante cose buone la gente butta nei bidoni della spazzatura!
Riccardo, che non avrebbe mai immaginato che esistessero persone a quel punto di necessità fu sorpreso e choccato.
— Quanti anni hai? Come ti chiami?
— Ho otto nanni e mi chiamo  Zezé. E tu? Anche tu sei triste. Anche tu non hai nessuno?
— Ho otto anni, Zezé — disse Riccardo con soddisfazione – ho una meravigliosa famiglia e mi piacerebbe che la conoscessi. Mia madre è molto bella e cucina in modo semplice, ma molto saporito. Vuoi mangiare con me?
Zezé accettò con gioia....dal giorno prima non aveva mangiato nulla ed ora era veramente affamato.
Arrivando a casa, Riccardo presentò il nuovo amico ed in lacrime chiese scusa per il suo comportamento.
— Mamma, ora comprendo che Dio è stato buono dandomi una bella e confortevole casa ed una famiglia amorosa che si preoccupa di me. Che cos’altro posso desiderare?
Felicissima per il cambiamento del figlio, la mamma l’abbracciò  emozionata dicendogli con tenerezza:
— Che bello, figlio mio, che tu pensi così. Dio ha ascoltato le mie preghiere e per quanto noi non siamo ricchi di soldi, siamo ricchi di amore, di pace e di salute. Non è vero, Riccardo?
— É proprio vero, mamma!
Zezé rimase per alcuni giorni in quel focolare e, tanto bene s’adattò all’ambiente di casa che su richiesta di Riccardo, il quale si era affezionato, fu adottato facendo parte della famiglia, fra la felicità di tutti.
                                                                                           Zia Célia
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