quarta-feira, 17 de julho de 2013

Una manata di fango


A Riccardo piaceva giocare con il suo amico Pietro. Erano vicini di casa ed avevano più o meno la stessa età. Attraversavano il recinto che seperava i giardini delle loro case e giocavano, ora i casa dell’uno, ora in casa dell’altro.
 
Quache volta, com’è naturale tra bambini non s’intendevano e rimanevano giorni senza parlarsi. Però tutti e due erano contenti quando potevano stare assieme. 

Un giorno, ebbero una brutta litigata e Riccardo disse a Pietro una parolaccia.
— Bocca sporca! — gli gridò.

Poi, pieno di rabbia, e non ancora contento dell’insulto lanciato all’amico, Riccardo guardò in terra per cercare qualcosa per picchiare Pietro. Non trovò nulla.

Il giorno prima era arrivato un’acquazzone e nel giardino c’era ancora del fango. Allora Riccardo, prese una manata di fango e si stava preparando a gettarlo a Pietro.

In quel momento la mamma di Riccardo, vide, attraverso la porta della cucina ciò che stava per compiere il figlio. Corse in giardino.

— Ce cosa pensi di fare, Riccardo? 

Il ragazzino, guardò la madre e quindi le sue mani ed esordì:
— Devo tirare il fango a Pietro! Mi ha schernito, mamma!

La madre s’avvicinò al figlio e considerò:
— Ascolta, bambino mio. E tu ti sentiresti più felice tirando il fango a Pietro.

— Ah!... Per  lo meno lo  sporcherei ben bene, no?...

  La madre guardò attentamente il bambino e riprese:
— Riccardo, sporco per sporco, guardati un po’ le mani... non ti accorgi che tu per primo ti sei sporcato?

Il ragazzino si guardò le mani infangate, sorpreso come se solo allora le vedesse.
—Mamma Pietro mi ha schernito.

— Lo so Riccardo, ma quando Pietro di ha schernito, e quello ti offendesse,  si, insomma ti desse fastidio, la sua bocca era già sporca. Oltre a ciò tu hai ribattuto.

Il ragazzino ci pensò per qualche attimo. Nel frattempo, la madre proseguì:

— Quando facciamo del male a qualcuno, ragazzo mio, colpiamo prima di tutto  noi stessi.

— É  vero. Le mie mani sono sporche ed ancora non ho tirato il fango a Pietro. Allora, adesso cosa faccio, mamma?

La signora gli accarezzò la testa e gli chiese:

— Pensa: qual’è il miglior modo di comportarsi, secondo te?

Il ragazzino pensò, pensò ed infine gli sembrò d’aver trovato la soluzione: “ Se faccio del male a qualcuno ed io sono colpito per primo, allora se faccio del bene la risposta sarà la stessa...sarei il primo ad essere beneficiato!”...

Riccardo guardò ancora le sue mani e vide che il fango si stava seccando. Allora corse al rubinetto al quale si attaccava la manichetta per innaffiare il giardino e si lavò per bene le mani. Poi guardò in direzione di Pietro che al di là del recinto, con occhi preoccupati, stava aspettando la sua reazione.

Si diresse alla sua volta e lo sorprese dicendo:
— Ascolta Pietro, litigare è brutto e non risolve nessuna situazione. Al contrario quando siamo soli, tu ed io, non abbiamo nessuno con cui giocare.

L’altro, vergognato per averlo schernito, rispose:
— Io non volevo offenderti, Riccardo. Quando te lo stavo dicendo mi accorgevo di sbagliare. Ti chiedo scusa.

Riccardo nell’udire Pietro ammise:
— Anch’io ho sbagliato, Pietro. Ti ho chiamato “bocca sporca” e volevo sporcarti di fango. Meno male che non te l’ho tirato. La mamma mi ha detto che quando desideriamo il male per il nostro prossimo siamo i primi ad esserne colpiti.

Riccardo invitò Pietro ad attraversare il recinto, stese la mano in segno d’amicizia e chiese:
— Amici?

— Amici!

I due ragazzini contenti raccontarono alla madre di Riccardo che avevano fatto la pace.

La Signora sorrise e li abbracciò entrambi.
— Fare la pace è la cosa migliore. Conservate l’amicizia tra di voi e non avrete  mai di che pentirvi.
I ragazzi s’abbracciarono e promisero che non avrebbero più litigato.

Riccardo e Pietro crebbero, cambiarono le scuole,  andarono all’Università, ma non dimenticarono mai quella lezione.

Durante la loro vita, ogni volta che si prospettava qualche contrasto con qualcuno, il problema era subito risolto con il dialogo, con la comprensione, con la tolleranza e la pace.

MEIMEI

(Messaggio ricevuto da Célia Xavier de Camargo il giorno 21/2/2011.)
Autore: Célia Xavier Camargo Traduzione: Milena Alborghetti

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