segunda-feira, 8 de julho de 2013

Mutuo rispetto


IL Signor Emanuele era un uomo molto compassionevole. Viveva nella sua grande fattoria dove svolgeva i suoi compiti, sempre con amore e dedizione. Aveva un figlio che, nonostante l’educazione che egli gli dava, era un po’ indisclinatello ed agiva senza preoccuparsi degli altri, non pensando che, potesse dar fastidio.
Il padre, con benevolenza tentava di orientarlo al bene, affermando che bisogna rispettare ed amare il prossimo, come ci aveva insegnato Gesù.
– E gli animali? - chiedeva Tonino, impaziente.
– Anche gli animali. Essi sono nostri fratelli minori ed hanno bisogno di tutta la nostra considerazione, figlio mio. Non solo, occorre rispettarli con il nostro aiuto in quanto essi ci aiutano nei nostri compiti, giorno dopo giorno.
Siccome erano nel campo, il signor Emanuele, dopo una pausa indicò un cavallo aggiogato all’aratro.
– Osserva Gentile, ad esempio. E’ docile e mansueto e svolge volentieri il duro lavoro del campo, ed, in questi anni, a tutti quelli che hanno lavorato con lui non si è ribellato o si è domostrato indisciplinato. Non ha mai aggredito nessuno!
– Oh, per Gentile sono d’accordo perché esso aiuta, papà. Ma cosa ne dici degli altri - insinuò con disprezzo Tonino.
– Vedi? Anche gli altri animali aiutano. Ognuno di essi ha un compito particolare più o meno importante. Mimosa la nostra mucca, ci fornisce il latte che beviamo ogni mattina e con il quale confezioniamo burro ed formaggi; le galline depongono le uova per la nostra alimentazione ed il nostro cane è sempre attento alla difesa della nostra casa, senza un attimo di riposo. Stando così le cose, tutti meritano il nostro affetto e la nostra gratitudine!
Tonino non era ancora convinto.
Il giorno seguente, il Signor Emanuele invitò Tonino ad accompagnarlo in città per fare alcuni acquisti. Tonino, felicissimo di fare quella passeggiata si accomodò sul barroccino felice di quell’occasione.
Raggiunsero la città ed il padre, guidò il barroccino ai Magazzini Generali. Tonino rimase sulla strada a guardia di Gentile mentre il padre attendeva alle sue compere. Per distrarsi, Tonino osservava il via vai dei clienti.
Il tempo passava ed il Signor Emanuele ritardava. Tonino divenne impaziente.
Guardò Gentile sempre fermo, con gli occhi bassi, umile, senza dimostrare impazienza. A Tonino, chissà perché, venne la voglia di aggredire l’animale per vedere le sua reazione.
– Voglio fare una prova. Vedremo se Gentile è veramente ubbidiente!
Tonino si guardò attorno, scese dal barroccio e scovò un pezzo di talvola lunga e sottile lasciata dai muratori che stavano costruendo una casa lì presso.
Prese l’asticella e senza titubanza risalì sul barroccio ed ordinò a Gentile di camminare. L’animale non riconoscendo la voce del suo padrone al quale era abituato, non si mosse.
Tonino, sempre con l’asticella in mano, scese di nuovo e percosse la schiena di Gentile. Questi lanciò un nitrito di dolore, sollevò le zampe anteriori, scosse pericolosamente il fragile barroccio, e con uno scarto buttò a terra Tonino.
Sentendo i gridi del figlio in strada, il Signor Emanuele si slanciò e trovò Tonino per terra che strillava.
Quando seppe da alcuni passanti che avevano assistito al fatto rimase veramente indignato.
– Ma papà, tu mi hai detto che Gentile era mansueto però mi ha travolto! – gridava il ragazzo sorpreso.
IL papà, allora prendendo il figlio e portandolo davanti all’animale gli disse:
– Tonino, perché pensi che Gentile avrebbe dovuto comportarsi in modo diverso? Quarda cos’hai fatto al povero animale!
Dal dorso del cavallo scendeva un filo di sangue. Tonino non si era accorto che all’estremità dell’asticella spuntava un chiodo, causa della ferita che aveva fatto reagire Gentile.
Aprofittando dell’opportunità che gli si offriva il Signor Emanuele riprese:
– Gentile é mansueto come un agello. Non ha fatto altro che difendersi istintivamente dalla tua aggressione. Figlio mio, tutti noi riceviamo tutto ciò che abbiamo fatto. Se tu gli avessi dato una carezza e dimostrato amore avresti ricevuto il tributo corrispondente. Dato che lo hai aggredito, Gentile ti ha aggredito. L’hai capito? Vergognatissimo, Tonino affermò con la testa e promise a se stesso che non avrebbe più fatto lo stesso errore.

Zia Célia
Autore: Célia Xavier Camargo
Traduzione: Milena Alborghetti

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