terça-feira, 16 de julho de 2013

La Lucciola


Vavà, la lucciola viveva sempre triste ed insoddisfatta, benché abitasse in un meraviglioso angolo di un campo, tra fiori colorati, alberi frondosi e molte amiche. Si sentiva piccola ed inutile.

Volava sopra le rose ed ammirava la loro bellezza ed i loro profumo, s'incantava davanti alle farfalle che passavano con abiti elegantissimi e dalle ali multicolori.



Ascoltava com stupore il magico canto degli uccelli tra i rami degli alberi e s'intristiva per non riuscire a emettere una sola nota. Nel suo intimo, aveva una grande invidia dei suoi amici, delle rose, delle farfalle, degli uccelli, insomma, di tutti quelli che erano diversi da lei.

Perché Dio l'aveva fatta così? Essa non era bella come le farfalle, non era profumata come le rose e non sapeva cantare come gli uccelli! L'unica cosa che possedeva era quella scomoda lanternina alla fine del corpo che nessuno aveva. Solo lei!

Se fosse una bella luce brillante come quella delle stelle che Vavà contemplava la notte, come quei lampioni che, a volte vedeva quando andava in città, sarebbe stata un'altra cosa. Sarebbe stata orgogliosa di sé. Ma figuriamoci! Quella luce stanca ed intermittente non le serviva proprio a niente! 

Un certo giorno, la Signora Coniglia comparve saltellando, molto preoccupata per il suo cucciolo. Il piccolino era ammalato, e a lei occorreva una pianta medicinale per preparargli un decotto. Chiese aiuto alla Farfalla: — Amica Farfalla, per gentilezza, aiutami a trovare la medicina per mio figlio.

 La Farfalla, agitando lentamente le ali colorate, rispose: — Come sarebbe trovare? Ma non vedi che sta venendo il buio? E come riuscirei a vedere, scusa!
 La Signora Coniglia ringraziò e chiese aiuto alla Rosa:
 — Per favore, amica Rosa, aiutami a trovare la medicina per il mio bambino. Piegando la bella testa dai morbidi petali la rosa rispose con delicatezza:
— Mi piacerebbe aiutarti, ma come vedi non posso muovermi e anche potessi con questa oscurità come sarebbe possibile? La Signora Coniglia ringraziò e, trovando un uccellino gli chiese:

— Tu che voli per tanti luoghi, sapresti indicarmi dove trovare la piantina che mi serve per curare mio figlio? L'uccellino rimase pensieroso per qualche momento e poi rispose compitamente:

 — Credo di sapere dove si trova quella pianta che, lei Signora, sta cercando. Signora Coniglia, non vede come è scuro? Io non posso volare, perché andrei a sbattere contro gli alberi. Oltre a ciò non potrei indicarle il posto preciso dove è e, adesso che è notte sarebbe impossibile trovarla. La povera coniglietta ci rimase molto male e, già si disponeva a desistere e ritornare al suo focolare senza la pianta curativa. Ma gli animaletti che si riunirono per analizzare il problema della povera madre, cominciarono a confabulare su quale quale sarebbe stata la soluzione migliore.

 La Signora Civetta, accomodata su di un ramo ed aveva ascoltato in silenzio le discussioni, suggerì:

 — In questa congiuntura problematica, io, conosco qualcuno che può aiutare la Signora Coniglia.

— Chi??? — Chiesero tutti contemporaneamente.

— La lucciola Vavà! Si guardarono gli uni agli altri sorpresi. Come mai non era venuto in mente prima?
— IO???...- domandò la lucciola allibita.
 — Chiaro! Chi possiede una lanterna? - affermò la Civetta, soddisfatta che tra gli animali è ritenuta la più saggia. - Solo tu la possiedi. Per gentilezza, facci strada! Si diressero tutti nel luogo dove l'uccellino aveva visto la pianta guidati da Vavà che li precedeva, orgogliosissima illuminando il percorso. 

Cercarono...cercarono...cercarono, fin tanto che, ben nascosta nel fitto della boscaglia, trovarono la pianta medicinale. La Signora Coniglia felice e sollevata non sapeva come ringraziare:

 — Ti sono molto obbligata, Vavà. Se non fosse stato per te con la tua lanternina non ci saremmo riusciti. Ancora ti ringrazio, e che Dio ti benedica. Vavá, era la prima volta che si sentiva valorizzata,

Era soddisfatta. Comprendeva in quel momento che, il dono che Dio le aveva concesso, era molto...molto importante ed avrebbe potuto aiutare, a modo, suo gli amici. Adesso non aveva invidia di non essere bella come le farfalle, o profumata come le rose, e nemmeno non avere la melodiosa voce degli uccelli-

 Non si riteneva più un piccolo insignificante insetto, che pensava d'essere inutile e disprezzato da tutti. Si sentiva importante per avere un compito che solo lei poteva eseguire: rischiarare le tenebre.

E, da quel giorno, Vavà passeggiò tra i campi, fiduciosa di sè ed orgogliosa della sua luce, ringraziando Dio della benedizione che le aveva concesso.

 Zia Célia Autore: Célia Xavier Camargo Traduzione: Milena Alborghetti

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